17 Settembre 2019

Carissimi,

Pace e Bene nelle vostre famiglie e nei vostri cuori.

Tra pochi giorni le nostre fraternità riprenderanno gli incontri per l’anno 2019/2020 e la proposta da me avanzata e accettata dal Consiglio, è stata quella di iniziare il nostro cammino con un momento dedicato interamente alla preghiera.

La nostra Ministra Regionale, Fiorella Patané, ha scelto il giorno 17 settembre 2019 per raccoglierci tutti uniti – alla stessa ora – davanti a Gesù e la Madonna.

Senza arrecare disturbo alcuno, siamo inviati a trascorrere un’ora in preghiera (dalle 21.00 alle 22.00) ovunque ci troviamo.

Il 17 settembre è il giorno in cui san Francesco ricevette il privilegio di portare con sé i segni della Passione di Cristo.

San Francesco, davanti al Cristo crocifisso, provava un’immensa gratitudine per il dono che il Signore ha offerto per tutti noi: Lui, il puro, il senza macchia, il senza peccato alcuno, si offriva volontariamente alla morte in Croce per la salvezza delle nostre anime.

San Francesco, però, non si fermava a lodarLo e benedirLo ma si struggeva nel pianto, alla vista delle ferite che l’uomo aveva inflitto nel Suo Santo Corpo durante la Passione e la crocefissione.

Il suo essere in Cristo e con Cristo, lo portava a desiderare ardentemente di condividere con Lui, l’amore e il dolore che Gesù provava durante la Sua Pasqua.

La preghiera costante, nel tempo, si trasformò in adorazione perpetua sino a raggiungere periodi di estasi. Francesco, allora, era un tutt’uno con Cristo.

Proprio il 17 settembre, durante un ritiro alla Verna per una quaresima in onore a san Michele Arcangelo, Francesco ricevette il privilegio di condividere la Passione di Cristo.

La purificazione dell’anima e l’amore di san Francesco per il Cristo e le sue creature ci siano di esempio costante e di esortazione per proseguire sicuri verso la vera meta: Gesù.

Papa Francesco chiede preghiere. Tutto il mondo necessita di preghiera. La preghiera è la nostra unica e vera arma contro il male nel Mondo.

Come spunto per la nostra riflessione che accompagnerà la nostra preghiera di domani sera, vi allego una riflessione di Fra Stefano Lovato, Padre Spirituale del Consiglio dell’O.F.S Ligure.

Buona preghiera a tutti.

Monica Benini [Delegata G.P.S. – Consiglio Regionale O.F.S. Liguria]


Era mezzogiorno…

Dalla rivista ufficiale dell’OFS Italia, FVS – Francesco il volto secolare – 10/2018

Una toccante testimonianza di una francescana secolare su quel terribile 14 agosto che ha sconvolto le vite di tanti genovesi e tanti italiani.

A questo fiume di parole mi permetto di aggiungere alcune brevi considerazioni e sensazioni, come semplice ed umile donna genovese, che migliaia e migliaia di volte è passata sopra e sotto questo ponte.

Tante parole sono state già dette e scritte sul terribile avvenimento che ha colpito il cuore di Genova nella maniera più feroce.

Ricordo che il giorno del disastro, il fatidico 14 Agosto, ero ospite di una cara amica a Campomorone, paese limitrofo alla città di Genova. Era mezzogiorno e stavamo per metterci a tavola, quando arriva una telefonata della figlia della mia amica che informa la madre del terribile fatto, scioccata perché il marito soltanto poche ore prima era transitato sul quel ponte.

Accesa la televisione, abbiamo iniziato a vedere le terribili e strazianti sequenze dei vari ritrovamenti delle macchine schiacciate sotto enormi piloni di cemento armato, con gli occupanti purtroppo quasi tutti morti o feriti gravemente. E il numero delle vittime cresceva di ora in ora.

Ancora quasi incredula per quello che era successo, continuavo ad avere nella mente la visione di quel ponte, bello a vedersi, altissimo, ardito, che scavalcava tutta la fine della valle del Polcevera ed aveva come sfondo il mare.

Quel ponte, che portava velocemente tutti i genovesi del levante e dei due entroterra, Val Polcevera e Val Bisagno, all’areoporto, alla parte ovest della città e alla riviera di ponente, all’improvviso non c’era più. Sentivo che la mia città veniva defraudata di qualcosa di importante e di vitale.

Rientrando poi a casa mia, a Pontedecimo, ultima periferia di Genova nella Val Polcevera, e percorrendo la strada che passa sotto il ponte ferroviario di Campomorone (ponte che i genovesi conoscono molto bene) alto, bello anch’esso ardito e svettante contro il cielo, costruito tutto in mattoni circa 150 anni or sono, un pensiero mi è subito balenato nella mente « forse i nostri “vecchi” costruivano meglio e in maniera più accorta, non sulle case com’è invece avvenuto per il ponte Morandi».

Queste mie poche righe non vogliono assolutamente essere una polemica; già troppe ne sono state fatte inutili e dannose. Vogliono soltanto esternare ancora una volta il dolore di tutti noi genovesi per i 43 morti di questo terribile disastro e per le “vittime vive”, cioè tutti gli abitanti di quei palazzi evacuati che dovranno essere demoliti perché posti sotto il troncone di ponte ancora in precaria sospensione. Ringraziamo il Comune di Genova e tutti gli altri enti assistenziali che, uniti, hanno trovato una sistemazione immediata a tutte queste persone. Rimane però il triste fatto che in tutti questi appartamenti, acquistati probabilmente con tanti sacrifici, intere famiglie lasciano un pezzo della loro vita.

Passato il primo cocente e doloroso impatto, resta ora il grande disagio di viabilità che dovremo affrontare tutti, in particolare noi genovesi ma anche coloro che per vari motivi dovranno  attraversare Genova. Disagio che purtroppo si protrarrà a lungo nel tempo.

Noi genovesi siamo però, da buoni naviganti, forti e tenaci e non ci lasciamo facilmente abbattere da questo terribile colpo. Sono certa, farà uscire il meglio da noi.

La nostra Mamma Celeste, la nostra Madonna della Guardia che sempre ha protetto e protegge la città di Genova, consacrata a lei, sarà, anche questa volta, al nostro fianco per aiutarci nei problemi pur gravosi e difficili e, così, andremo uniti ad affrontarli e risolverli.

Ivana Gho [Fraternità di Genova Pontedecimo – O.F.S. Liguria]

Relazione Capitolo Regionale 21-10-2018

Nella sezione “Documenti > Relazioni” è disponibile la Relazione del Capitolo Regionale del 21 ottobre 2018 della Fraternità OFS della Liguria, a cura di Fiorella Patané (Ministra Regionale OFS).

Festa di San Francesco d’Assisi

In occasione della festività di San Francesco d’Assisi, riporto qui di seguito il messaggio della nostra Ministra Regionale OFS a tutte le Fraternità della Liguria.

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“Pace e bene” più che un saluto, una preghiera, una benedizione, un programma di vita per San Francesco. La pace e il bene che tutti ricercano, che tutti invocano. San Francesco era un profondo conoscitore dell’animo umano: gioiva con chi era nella gioia e piangeva con chi soffriva consolando e aiutando: amava. Le paure, le ansie, gli attaccamenti, tutto aveva lasciato al Signore e si fidava e affidava a Lui la sua vita, il suo futuro, tutto sé stesso.  Era diventato libero e viveva la vita appieno, non voleva perdere neanche un attimo di quella vita che il Signore gli aveva donato, perché voleva restituirla tutta a Lui e quella pace e bene che pregava per ognuno traevano origine e avevano compimento in Dio. “Mio Dio e mio Tutto”. Ecco cari fratelli l’augurio per tutti noi: pace e bene in noi e per i fratelli e con loro, da vivere in Cristo, con Cristo e per Cristo. Sia il nostro programma di vita!

Un caro abbraccio e buona santa Festa a voi e ai fratelli delle vostre care Fraternità.

Fiorella Patané [Ministro Regionale O.F.S. Liguria]

OFS Italia: Festa di San Francesco d’Assisi

In occasione della festività di San Francesco d’Assisi, riporto qui di seguito la lettera inviata a tutti i francescani secolari d’Italia da Paola Braggion, la nostra Ministra Nazionale.

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Siete stati edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. 21In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; 22in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito. (Efesini 2:20-22)

Ci avviciniamo nuovamente alla festa di san Francesco, nostra guida verso il Signore.

E proprio in questi giorni ho avuto la grazia di condividere una giornata con i fratelli e le sorelle di Camerino.

Tante macerie, tante pietre, tante case distrutte, tanti cuori feriti.

Mi torna in mente che Francesco ha cominciato la sua avventura spirituale e di vita proprio tra le pietre: mettendosi a ricostruire la chiesetta di san Damiano. Pietra su pietra.

Pietra su pietra, con piccoli gesti ma concreti desideriamo stare vicino alle persone colpite dal terribile sisma che ha sconvolto la vita di tanti fratelli, per poter vivere qualche momento di vicinanza, auspicando davvero ciò che a Camerino è scritto in un cartellone posto in una tenda: ‘anche qui torneranno i colori della primavera’.

Francesco ha subito un terremoto esistenziale all’inizio del suo percorso di conversione e, iniziando dalle pietre di San Damiano, ha costruito il suo edificio interiore , fino ad essere davvero tempio vivo dello Spirito.

Ci sono dei luoghi che vanno ricostruiti perché in quei luoghi è la nostra vita; ma tutti dobbiamo costruire l’edificio spirituale fondato sulla pietra angolare, sulla roccia della nostra salvezza. Che è Cristo Signore.

Un’altra Parola, che la liturgia mi ha donato in quest’ultimo periodo, mi risuona nel cuore:

1Sbarazzandovi di ogni cattiveria, di ogni frode, dell’ipocrisia, delle invidie e di ogni maldicenza, 2come bambini appena nati, desiderate il puro latte spirituale, perché con esso cresciate per la salvezza, 3se davvero avete gustato che il Signore è buono.
4Accostandovi a lui, pietra vivente, rifiutata dagli uomini, ma davanti a Dio scelta e preziosa, 5anche voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo. 6Infatti si legge nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chiunque crede in essa non resterà confuso».
7Per voi dunque che credete essa è preziosa; ma per gli increduli «la pietra che i costruttori hanno rigettata è diventata la pietra angolare, 8pietra d’inciampo e sasso di ostacolo».

La pietra scartata è il fondamento di tutta la nostra vita.

Pietre vive: sembra una contraddizione in termini.

La pietra è statica e pesante, come può essere viva? Solo se poggia sulla pietra che sorregge l’edificio e se si lascia . Noi siamo disposti a farci maneggiare, scolpire, sgrezzare tramite la Parola e una vita spirituale più intenza per ricostruire la Chiesa e per ritrovare un po’ di umanità?

Non si tratta solo di ascoltare il Vangelo, ma di mostrare, come Francesco, che Cristo è decisivo per la nostra vita , che siamo fondati su di Lui e davvero viviamo in Lui.

Penso con tremore e stupore che ognuno di noi è chiamato ad essere casa di Dio, tempio dello Spirito, madre di Cristo, quando lo accogliamo dentro di noi e quando lo rendiamo presente al mondo compiendo gesti di amore e di misericordia.

Essere chiamati a divenire il tempio di Dio significa guardare allo stile di Gesù, alla sua voce, al suo sguardo, alle relazioni che egli istaura con quanti incrociano il suo cammino, per apprendere da lui come stare in maniera autentica accanto ad ogni nostro fratello e sorella, capaci di generare intorno a noi prossimità e fraternità con quanti incontriamo, per rendere più umana la vita di tutti.

Lasciamoci abitare dal Signore, dal suo Spirito che è forza, sapienza, consolazione e speranza per essere pietre vive, annuncio di amore.

Pietre vive, pietra su pietra, in Cristo.

Buona e santa festa.

Paola Braggion [Ministro Nazionale O.F.S. Italia]

OFS Italia: lettera di sostegno al Papa

Qui di seguito riporto la lettera di sostegno e vicinanza che la nostra Ministra Nazionale, Paola Braggion, ha scritto e inviato a Papa Francesco a nome di tutto l’Ordine Francescano Secolare e della Gioventù Francescana d’Italia.

*  *  *

Santità,

a seguito degli attacchi di cui Lei è stato oggetto in questi ultimi tempi, i fratelli e le sorelle dell’Ordine Francescano Secolare d’Italia e della Gioventù Francescana d’Italia sentono il bisogno di esprimerLe la loro vicinanza e il loro affetto.

Tutti noi siamo consapevoli del delicato servizio a cui il Signore l’ha chiamata e la sua disponibilità a servirlo in questo momento storico, a rendere sempre di più la Chiesa segno visibile e testimone di amore e carità agli uomini e alle donne di buona volontà. Le fatiche e le resistenze che Lei sta incontrando nel servizio a cui la divina Provvidenza l’ha chiamata, sono il chiaro segnale che questa è la strada giusta. Infatti è la porta stretta del Vangelo, in cui cementiamo nel fuoco della carità e nelle prove della vita, la presenza ed il sostegno del Signore via, verità e vita.

Sono certa di interpretare i sentimenti di tutti i fratelli delle fraternità dell’Ordine Francescano Secolare d’Italia e della Gioventù Francescana di Italia, nel dirLe che sentiamo di ringraziarLa per la testimonianza che sta donando a noi e alla Chiesa intera. Le assicuriamo un costante ricordo nella preghiera, l’obbedienza al magistero petrino che Lei rappresenta nel servizio che sta svolgendo per tutta la Chiesa e il nostro affettuoso, sincero e visibile sostegno.

Per questo motivo ho invitato tutti i francescani secolari e i giovani della Gi.Fra, molti dei quali saranno presenti all’udienza generale del 31-10-18, ad un momento particolare di preghiera per Lei nel giorno della festa di San Francesco d’Assisi, nostra guida verso il Signore e modello di obbedienza al Papa e di amore profondo per tutta la Chiesa.

Santo Padre, nell’anno del 40° anniversario della nostra Regola, Le chiediamo la Sua benedizione affinché possiamo ogni giorno rispondere sempre più alla nostra vocazione, per essere nel mondo annunciatori e testimoni coraggiosi del Vangelo secondo l’esempio di san Francesco.

Paola Braggion [Ministro Nazionale O.F.S. Italia]

Relazione OFS Liguria 2014-2017

Nella sezione “Documenti > Relazioni” è disponibile la Relazione per il triennio 2014-2017 della Fraternità OFS della Liguria, a cura di Fiorella Patané (Ministra Regionale O.F.S. Liguria).

Ricorrenza di san Francesco

Alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre del cuore mio.
Dammi una fede retta,
speranza certa,
carità perfetta e umiltà profonda.
Dammi, Signore, senno e discernimento
 per compiere la tua vera e santa volontà.
Amen.

Carissimi fratelli e sorelle, pace e bene e buona festa di San Francesco!

Le parole della preghiera davanti al Crocefisso, sgorgano dal cuore di Francesco che ha 25 anni.

Francesco aveva già vissuto le guerre, quella civile ad Assisi del 1199 e poi quella tra Perugia e Assisi nel 1202.

Con la vittoria di Perugia, Francesco viene imprigionato, si ammala e dopo un anno di prigione, viene riscattato da suo padre. (1204) Dopo un lungo periodo di malattia e convalescenza nel 1205 Francesco parte per unirsi all’armata di Walter de Brienne ma a Spoleto succederà un fatto che cambierà completamente la sua vita.

Dalla Vita Seconda di San Francesco di fra Tommaso da Celano (FF 586-587):

“Subito dopo gli appare in visione uno splendido palazzo, in cui scorge armi di ogni specie e una bellissima sposa. Nel sonno Francesco si sente chiamare per nome e lusingare con la promessa di tutti quei beni.

Allora, tenta di arruolarsi per la Puglia e fa ricchi preparativi nella speranza di essere presto insignito del grado di cavaliere. Il suo spirito mondano gli suggeriva una interpretazione mondana della visione, mentre ben più nobile era quella nascosta nei tesori della sapienza di Dio.

E infatti un’altra notte, mentre dorme, sente di nuovo una voce, che gli chiede premurosa dove intenda recarsi. Francesco espone il suo proposito, e dice di volersi recare in Puglia per combattere. Ma la voce insiste e gli domanda chi ritiene possa essergli più utile, il servo o il padrone.

“Il padrone”, risponde Francesco.

“E allora – riprende la voce – perché cerchi il servo in luogo del padrone?”

E Francesco: “Cosa vuoi che io faccia, o Signore?”

“Ritorna – gli risponde il Signore – alla tua terra natale, perché per opera mia si adempirà spiritualmente la tua visione”. Ritornò senza indugio, fatto ormai modello di obbedienza e trasformato col rinnegamento della sua volontà.”

Inizia così un periodo graduale di conversione e la preghiera davanti al Crocefisso contiene già gli aneliti di un Francesco rinnovato che già nelle prime parole invoca il Signore alto e glorioso e chiede il dono della Sua luce per illuminare le tenebre del suo cuore. Questa richiesta nasce dal desiderio di verità, dal desiderio di Dio, dal desiderio di non essere più Francesco, ma Francesco figlio, Francesco fratello, Francesco servo.

Sente il bisogno di far illuminare da Dio tutte le situazioni che animano il suo cuore: il dissidio con il padre, la violenza vista e vissuta, il perché della malattia, della morte… il salmo 35 dice “alla tua luce vediamo la luce“. Le situazioni buie della nostra esistenza possono essere illuminate e risanate solo dalla luce di verità di Dio.

Alla luce tutte le ombre si dileguano e Francesco con il cuore aperto e pronto continua: “dammi una fede retta”, riconosce che la fede è un dono del Signore e diventerà per Francesco una relazione profonda col Signore, una unione intima di completa figliolanza.

Francesco chiede questa fede “retta” diritta, che non sbandi alla prima traversia, di fronte al dolore, alla seduzione della mondanità, che non si aggrappi agli idoli del proprio io ma che rimanga salda, diretta e costante, in relazione con l’Unico e Vero Dio Padre. Il Signore costruirà per Francesco una fede fatta di fiducia e di totale abbandono, lo farà spogliare di se stesso e lo riempirà immensamente della Sua presenza.

Dal Testamento leggiamo: “Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi, e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo. E in seguito, stetti un poco e uscii dal secolo.”

Questa frase che sembra rappresentare un distacco dal mondo in realtà racchiude il senso della sua vita: Francesco non era mai stato così vicino ai poveri, ai lebbrosi, alla Chiesa.

Vicinanza spirituale fatta di preghiera e lunghi digiuni, purificazione del proprio egoismo e offerta per tutti i fratelli del mondo e vicinanza fatta di presenza fisica, di cure, di attenzioni, di affetto, di amore. Verso tutti i figli di Dio, Francesco abbracciava tutto il mondo riconoscente a Dio per il Creato che sentiva così creazione perfetta del Signore e tutto diventava dono: i primi fratelli che si unirono a lui, tutti gli uomini, tutto il Creato.

La speranza allora diventa certezza. Sono molto profondi questi termini che sembrano rappresentano due tempi diversi: la speranza nel futuro e la certezza che si può avere solo oggi. Francesco chiede la speranza certa. In realtà la sta già vivendo su questa terra, sa già che ciò che vive nel suo cuore, si sta realizzando totalmente nell’unione con Dio.

Ed è proprio questa certezza che lo spinge a chiedere una carità perfetta, che comprenda tutti e non escluda nessuno, che arrivi al centro del bisogno, che sia misericordiosa, che non giudichi ma che soltanto ami e si doni totalmente. Perfetta, come è Perfetto il Padre Nostro che è nei Cieli. La carità perfetta che Francesco chiede al Signore è quella che non ha paura, non teme di sbilanciarsi troppo, di “sporcarsi le mani”, è quella che raggiunge il cuore, qualunque problema abbia, lo colma di amore, di perdono, lo colma di Dio.

Anche noi, terziari francescani, nel cammino di conversione che viviamo nell’Ordine Francescano Secolare sulle orme di san Francesco alla sequela di Cristo, chiediamo la Grazia dello Spirito Santo, l’intercessione della Beata Vergine Maria e la fraterna comunione per raggiungere la perfezione della carità cristiana e siamo chiamati ad impegnarci per questo: a vivere la perfetta carità nelle relazioni e nelle situazioni della nostra vita, come elemento indispensabile per l’unione con il Signore.

La nostra Formula di Professione riporta: “Io, …, poiché il Signore mi ha dato questa grazia, rinnovo le mie Promesse Battesimali e mi consacro al servizio del suo Regno. Perciò prometto di vivere nel mio stato secolare per tutto il tempo della mia vita il Vangelo di Gesù Cristo nell’Ordine Francescano Secolare, osservandone la Regola.
La grazia dello Spirito Santo, l’intercessione della beata Maria Vergine e di san Francesco e la fraterna comunione mi siano sempre d’aiuto, affinché raggiunga la perfezione della carità cristiana.”

Per poter vivere e conservare questi doni, Francesco chiede al Signore il bene dell’umiltà non superficiale ma che scavi dentro il suo essere e raggiunga profondamente tutti gli anfratti che racchiudono orgoglio, egoismo, narcisismo, paura, desiderio di potere, di primeggiare, di sentirsi superiore agli altri. Se così non fosse Francesco sarebbe caduto in un grande inganno verso se stesso e i fratelli, invece Francesco ha rifulso per la sua umiltà e per questo si è reso piccolino e servo di tutti, svuotato di se stesso e riempito di Dio, che gli ha impresso nelle mani, nei piedi e nel costato le ferite della Salvezza.

Carissimi, oggi è il 4 ottobre di ogni anno è stato dichiarato oltre che “solennità civile e giornata per la pace, per la fraternità e il dialogo fra le religioni” anche giornata del dono. Un giorno che segni l’inizio di uno stile di vita fatto di donazione di se stessi, oltre che delle cose o del denaro, di donazione del proprio tempo e dei doni che il Signore ha affidato ad ognuno di noi.

La vita di Francesco che dello stesso altissimo Figlio di Dio nient’altro vide corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo Corpo e il santissimo Sangue Suo, che visse il Vangelo sine glossa, alla lettera, ci sia sempre di esempio e segni il nostro cammino perché anche noi come lui possiamo dire: “Altissimo, onnipotente bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’onore et onne benedictione. A Te solo, Altissimo, se konfano, e nullo homo ne è digno te mentovare. Laudato sii, mi’ Signore.” A Lui lode, gloria, onore per tutti i secoli dei secoli.

Fiorella Patané [Ministro Regionale O.F.S. Liguria]

Percorsi di Pace…

Carissimi fratelli e sorelle, Pace e Bene.

La Luce e la Misericordia di Cristo sono la nostra speranza!

Carissimi, il 27 luglio u.s. vi scrivevo condividendo accoratamente con voi questi pensieri:

“San Paolo scrivendo ai fratelli della comunità di Corinto esprime il proprio grande dolore e usa insieme verbi che, contrastando, rivelano la grande fede, come:  “tribolati” ma non “schiacciati“, “sconvolti” ma non “disperati“, “perseguitati” ma non “abbandonati“, “colpiti” ma non “uccisi“.

Sembra proprio quella, questa epoca che ci sconvolge così profondamente nel dolore immenso per la perdita di tante vite spezzate in ogni età, ogni situazione, ogni religione, ogni luogo. La Vita e l’Uomo, Creazioni meravigliose di Dio, sono minacciate e attaccate ovunque, la Famiglia è colpita in ogni parte. Cosa possiamo fare noi consacrati nell’Ordine religioso, francescani secolari? È necessario e urgente intensificare ancor più la preghiera, l’Adorazione e il digiuno. Riconciliarsi subito con chi ancora abbiamo dissidi e risanare le relazioni in difficoltà, praticare le opere di Misericordia, fare il bene e portare il bene in ogni luogo e in ogni angolo dell’animo umano, contrastare il male con il Bene ed essere portatori di Luce nel buio dei cuori, Certezza nello sconforto, Speranza nella disperazione, Fiducia nell’incertezza, Abbandono nelle difficoltà: essere testimoni dell’Amore di Dio.”

Anche oggi, nel tempo della giornata dedicata alla cura del creato, siamo nel lutto e nel dolore: i nostri fratelli e sorelle dell’Italia centrale hanno subito perdite di familiari, di lavoro, di casa. Oltre agli aiuti economici che sicuramente offriremo, l’invito alla preghiera si fa ancora piú forte e non solo quello. Spesso preghiamo per la pace, pace in Medio Oriente, pace in Siria, pace per le popolazioni piú tribolate. È facile pregare per situazioni che in fondo “sono lontane”, ci toccano ma poi non tanto. Pregare invece per qualcuno che ci ha offeso o ci ha fatto del male, il vicino, il mio familiare,  questo è molto più difficile. Pregare il Signore perché cambi il cuore dell’altro? Forse. Pregare perché il Signore cambi il mio cuore e lo apra all’amore, al perdono, qualunque sia l’offesa. Questo è il bene. Questo siamo chiamati a vivere oggi, come ieri. Ad essere testimoni di pace nella nostra vita, nella nostra quotidianità. Pregare con amore per l’altro e aprirsi al suo bene apre strade “incredibili”, di ripristino di relazioni ormai sepolte. Spezzare la catena dell’odio non libera solo noi, il nostro cuore ma anche quello del  fratello che non avevamo perdonato, facendo intraprendere anche al suo cuore un percorso di pace. Il perdono inizia nel nostro cuore, nel silenzio della nostra preghiera davanti al Signore, per Cristo, con Cristo ed in Cristo.

Chiediamo al Signore Dio Onnipotente, Giusto e Misericordioso il dono di insegnarci a costruire la pace nella giustizia, assicurare una equa distribuzione dei beni della terra e per salvaguardare i diritti umani e di esercitare una politica capace del bene comune a favore dell’unica famiglia, la nostra: quella  mondiale!

In Cristo, con affetto, vi abbraccio.

Fiorella Patané [Ministro Regionale O.F.S. Liguria]

Giornata Mondiale Preghiera Cura del Creato

Pace e Bene a tutti,
il 1 settembre ricorre la Giornata Mondiale di preghiera per la cura del Creato, istituita da Papa Francesco nel 2015 e che già da tempo è celebrata dai nostri fratelli ortodossi. Siamo invitati a “rinnovare la personale adesione alla nostra vocazione di custodi del Creato“. Questa giornata, celebrata nella stessa data con la Chiesa Ortodossa è anche “occasione proficua“, come dice il Papa, per “testimoniare la nostra crescente comunione con i fratelli ortodossi“.

Riflettendo con voi sulla ricchezza di questa celebrazione penso che potremmo viverla nei due movimenti:

  1. Conversione della nostra vita ad un appezzamento sempre più pieno della bellezza del Creato, ad un’attenzione e ad una cura dell’ambiente in cui viviamo, sentendoci non tiranni padroni del Bene che ci è stato affidato, ma amministratori sapienti del luogo in cui viviamo, a partire dalle nostre case, dal territorio, dalle fraternità.
  2. Conversione ad un confronto e ad un dialogo continuo anche con chi sentiamo diverso da noi, per non chiuderci nei recinti rassicuranti della nostra fede, ma per aprirci alla novità che il diverso ci propone. Quindi la conversione all’interno delle nostre fraternità nell’ascolto dei fratelli, ognuno unico e irripetibile, ci allena e ci abilita al dialogo con chi è “esterno” alla fraternità: confronto propedeutico ad un atteggiamento missionario e di apertura delle fraternità in uno stile di incontro e di simpatia con il prossimo.

Questi potrebbero essere gli stimoli per una preghiera costruttiva nella Giornata Mondiale di cura del Creato.

Ognuno di noi, ed io per prima, dovrebbe cogliere l’occasione di questa giornata per provocare un lavoro su di sé, che porti ad un cambiamento del cuore e dell’agire che non ci trovi, l’anno prossimo, con le stesse pigrizie, disattenzioni e trasandatezze spirituali dell’anno precedente.

Oltre all’attenzione verso i nostri ambienti, l’uso parsimonioso di sorella acqua, un riciclo corretto, perché i nostri scarti possano essere rilavorati, riutilizzati e rivalorizzati, il non spreco del cibo (ricordiamo, tanto per parlare anche di cifre, che un terzo della produzione annua mondiale di cibo finisce nella spazzatura; che in Italia, in un anno, si spreca tanto cibo quanto potrebbe sfamare tre quarti della popolazione italiana e che con gli sprechi alimentari del mondo si potrebbe sfamare l’intera Africa!)… Oltre questo aspetto ecologico, inteso proprio come studio su quanto avviene nella nostra “casa comune”, ricordiamo che anche le nostre fraternità sono ambienti di vita, habitat da curare, dove viviamo relazioni di fede che nutrono la nostra vocazione, dove la nostra attenzione non va tanto al luogo fisico nel quale ci troviamo, ma piuttosto al luogo delle nostre relazioni, quello spazio che intercorre tra di noi, nel quale dobbiamo riconoscere il valore del nostro vivere insieme in fraternità.

Poniamoci alcune domande per verificare come stiamo nel rapporto con i fratelli, un piccolo esame di coscienza con cui, nella preghiera, esaminiamo i punti che potremmo migliorare:

  • riconosciamo che siamo insieme non per nostra scelta, ma perché un Altro ci ha scelti e fatti incontrare?
  • viviamo il Sacramento del fratello, attraverso cui è il Signore che ci parla, quindi operiamo “un’igiene” del nostro ascolto da pregiudizi, diffidenze, e altri “vizi” e “malattie” che lo possono inquinare?
  • sentiamo la responsabilità di una testimonianza di vita onesta ed edificante, per essere riconosciuti come “figli della luce”?
  • riusciamo ad accogliere anche il fratello che ci infastidisce, forse perché sta vivendo una sofferenza? Il “povero” in fraternità diventa la cartina di tornasole della mia vicinanza a Gesù: “Chi non ama il suo fratello che vede, come potrà amare Dio che non vede?” (1 Giovanni 4, 20).
  • i nostri fratelli più anziani e malati, quelli che non possono partecipare alle riunioni, sono raggiunti da una nostra visita, telefonata, ci preoccupiamo per loro?

Questi sono solo alcuni spunti per una preghiera che possa diventare cambiamento di vita in fraternità.

È di questi giorni la tragedia immane che ha colpito il centro Italia, che ha raso al suolo interi paesi, dolore immenso per chi, oltre alla casa, ha perso i cari, il posto di lavoro, gli affetti.

In corrispondenza del Congresso Eucaristico Nazionale, il 18 settembre, ci sarà una colletta in tutte le chiese italiane per le vittime del terremoto, segno tangibile che la presenza viva e reale di Gesù in mezzo a noi ci chiama ad una carità concreta verso chi sta soffrendo.

Fiorella, la nostra Ministra regionale, invita tutte le fraternità, oltre alla preghiera intensa per la situazione tragica in cui stanno versando le popolazioni colpite, a convogliarvi le offerte, aderendo a quanto la Chiesa sta chiedendo a tutti noi.

Che il Signore benedica sempre le nostre famiglie e le nostre fraternità.

Maria Macrì [Servizio Giustizia, Pace, Salvaguardia del Creato e Ce.Mi.Ofs – O.F.S. Liguria]