Era mezzogiorno…

Dalla rivista ufficiale dell’OFS Italia, FVS – Francesco il volto secolare – 10/2018

Una toccante testimonianza di una francescana secolare su quel terribile 14 agosto che ha sconvolto le vite di tanti genovesi e tanti italiani.

A questo fiume di parole mi permetto di aggiungere alcune brevi considerazioni e sensazioni, come semplice ed umile donna genovese, che migliaia e migliaia di volte è passata sopra e sotto questo ponte.

Tante parole sono state già dette e scritte sul terribile avvenimento che ha colpito il cuore di Genova nella maniera più feroce.

Ricordo che il giorno del disastro, il fatidico 14 Agosto, ero ospite di una cara amica a Campomorone, paese limitrofo alla città di Genova. Era mezzogiorno e stavamo per metterci a tavola, quando arriva una telefonata della figlia della mia amica che informa la madre del terribile fatto, scioccata perché il marito soltanto poche ore prima era transitato sul quel ponte.

Accesa la televisione, abbiamo iniziato a vedere le terribili e strazianti sequenze dei vari ritrovamenti delle macchine schiacciate sotto enormi piloni di cemento armato, con gli occupanti purtroppo quasi tutti morti o feriti gravemente. E il numero delle vittime cresceva di ora in ora.

Ancora quasi incredula per quello che era successo, continuavo ad avere nella mente la visione di quel ponte, bello a vedersi, altissimo, ardito, che scavalcava tutta la fine della valle del Polcevera ed aveva come sfondo il mare.

Quel ponte, che portava velocemente tutti i genovesi del levante e dei due entroterra, Val Polcevera e Val Bisagno, all’areoporto, alla parte ovest della città e alla riviera di ponente, all’improvviso non c’era più. Sentivo che la mia città veniva defraudata di qualcosa di importante e di vitale.

Rientrando poi a casa mia, a Pontedecimo, ultima periferia di Genova nella Val Polcevera, e percorrendo la strada che passa sotto il ponte ferroviario di Campomorone (ponte che i genovesi conoscono molto bene) alto, bello anch’esso ardito e svettante contro il cielo, costruito tutto in mattoni circa 150 anni or sono, un pensiero mi è subito balenato nella mente « forse i nostri “vecchi” costruivano meglio e in maniera più accorta, non sulle case com’è invece avvenuto per il ponte Morandi».

Queste mie poche righe non vogliono assolutamente essere una polemica; già troppe ne sono state fatte inutili e dannose. Vogliono soltanto esternare ancora una volta il dolore di tutti noi genovesi per i 43 morti di questo terribile disastro e per le “vittime vive”, cioè tutti gli abitanti di quei palazzi evacuati che dovranno essere demoliti perché posti sotto il troncone di ponte ancora in precaria sospensione. Ringraziamo il Comune di Genova e tutti gli altri enti assistenziali che, uniti, hanno trovato una sistemazione immediata a tutte queste persone. Rimane però il triste fatto che in tutti questi appartamenti, acquistati probabilmente con tanti sacrifici, intere famiglie lasciano un pezzo della loro vita.

Passato il primo cocente e doloroso impatto, resta ora il grande disagio di viabilità che dovremo affrontare tutti, in particolare noi genovesi ma anche coloro che per vari motivi dovranno  attraversare Genova. Disagio che purtroppo si protrarrà a lungo nel tempo.

Noi genovesi siamo però, da buoni naviganti, forti e tenaci e non ci lasciamo facilmente abbattere da questo terribile colpo. Sono certa, farà uscire il meglio da noi.

La nostra Mamma Celeste, la nostra Madonna della Guardia che sempre ha protetto e protegge la città di Genova, consacrata a lei, sarà, anche questa volta, al nostro fianco per aiutarci nei problemi pur gravosi e difficili e, così, andremo uniti ad affrontarli e risolverli.

Ivana Gho [Fraternità di Genova Pontedecimo – O.F.S. Liguria]

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