Tre giorni ad Assisi (fraternità di San Barnaba)

Stranamente puntuali alle sei di venerdì comincia il nostro viaggio ad ASSISI; facciamo conoscenza con gli altri partecipanti, nuovi amici, tutti gentili ed accoglienti. Arriviamo nel pomeriggio a Rivotorto, prima tappa e prima dimora di Francesco e i suoi compagni, una grande Chiesa ricostruita nel 1854 dopo che la prima del XVI secolo era crollata in seguito ad un terremoto.

Nell’interno è stato ricostruito un caratteristico Tugurio in pietra, che vuol ricordare l’antico rifugio francescano; scacciati da un contadino prepotente che voleva parcheggiare il suo mulo, si spostarono nella vicina Chiesetta della Porziuncola ora inglobata nella grande Basilica di Santa Maria degli Angeli. La Porziuncola è stata il punto di riferimento per tutta la vita di Francesco e della sua fraternità.

Quando san Francesco vi giunse nel 1200, era circondata da una selva di querce ed era in rovina, la riparò con le sue mani e vi stabilì la dimora sua e dei suoi compagni.

La Porziuncola è un pezzo di cielo che ti stringe la gola e fa battere il cuore a noi moderni visitatori, incapaci di resistere alla più piccola privazione.

Ed infine si giunge alla Domus Laetitiae in tempo per i Vespri e la cena.

La Domus Laetitiae, un bell’albergo, grande, nuovo ed accogliente, con un bellissimo panorama; gestito da una energica suora polacca (alla prima impressione un generale alle grandi manovre), ma poi gentile e servizievole… tanto che le abbiamo saccheggiato il bar di ovette al cioccolato e ha finto di non accorgersene, le ha solo sostituite con le caramelle.

Il sabato è stato dedicato alla visita di Assisi con la guida di Padre Andrea che di ogni luogo ci ha narrato la storia.

Abbiamo cominciato dall’alto, dal monte Subasio, una boccata d’aria e di vento e una sofferta fotografia, e poi giù all’Eremo delle carceri in un folto bosco di lecci, luogo di ritiro e segregazione dal mondo dove Francesco e compagni si ritiravano in contemplazione e preghiera, dove tutto è piccolo, dove si dormiva sulla pietra e, sparse nel bosco, le grotte per i primi compagni. Commovente nel bosco l’antico albero, (sostenuto, imbragato, ma vivo) sul quale si raccoglievano gli uccelli per ricevere la sua benedizione). Qui Francesco, approfittando di un luogo così intimo e riservato, dialogava ad alta voce con il Suo Signore, con umiltà, per ringraziarLo e lodarLo.

Ancora giù a Santa Maria Maggiore, l’antica Cattedrale, con vicino l’Arcivescovado, e lì sulla piazza, in presenza del Vescovo Guido, che lo accolse sotto la sua protezione, il giovane Francesco con gesto radicale, rinunziò alle sue ricchezze restituendo al padre anche le vesti che indossava.

La casa paterna di Francesco della quale si conservano le porte d’ingresso, il fondaco e la prigione in cui fu rinchiuso dal padre.

La cattedrale di San Ruffino, patrono della città nella quale è collocato l’unico Fonte Battesimale della città nel quale furono battezzati Francesco e Chiara.

Poi per caratteristiche stradine non frequentate da turisti, ma conosciute da Padre Andrea, si arriva alla Basilica di Santa Chiara, la prima e più fedele discepola di san Francesco, dove è sepolta e dove è conservato l’originale crocifisso che parlò a san Francesco nella chiesetta di San Damiano.

Ed infine la Basilica di San Francesco, questa non la so raccontare, bisogna viverla. Posso dire della Bolla Papale con cui il Papa motivava l’erezione della Chiesa “Meditando come la santa piantagione dell’ordine dei frati minori incominciò e meravigliosamente crebbe, sotto il beato Francesco di santa memoria, spandendo ovunque, per grazia di Gesù Cristo, i fiori e il profumo di una vita santa, così che il decoro della santa Religione sembra venire dall’Ordine sopraddetto; ci sembra cosa degna che per reverenza verso lo stesso Padre venga dedicata una chiesa particolare (specialis ecclesia) nella quale si debba riporre il suo corpo“.

I lavori iniziarono il 17 Luglio 1228 è una duplice Basilica sovrapposta ad una cripta. È veramente una Chiesa Speciale la degna tomba di San Francesco. Una catechesi d’amore fatta in pietra.

E infine l’ultimo giorno dopo la santa Messa domenicale celebrata nella cappella della Domus Laetitie si arriva a san Damiano. L’antica chiesina era cadente al tempo di Francesco che, accogliendo il malinteso invito rivoltogli dal Crocifisso, la riparò con le sue mani. Fu il primo monastero delle Clarisse. Qui tutto invita al raccoglimento, anche se una torma di alunni in gita scolastica a mala pena ci permette di recitare le lodi. A destra della porta della suggestiva Chiesa c’è la finestra dalla quale Francesco gettò il denaro rifiutato dal sacerdote della chiesa, quando Francesco vendette le stoffe e il cavallo per restaurarla e che poi riparò con le sue mani. Nel coretto tutto è conservato come al tempo di Santa Chiara, con gli stalli e il leggio dell’epoca, il dormitorio con i giacigli allineati lungo le pareti dove i fiori e la croce indicano il luogo occupato da Chiara e dove morì…

La porta del chiostro da cui la santa respinse prodigiosamente i saraceni di Federico!! Liberando la città di Assisi. Nella casa dei Frati adiacente il Monastero, Francesco compose il Cantico delle Creature, tra i testi più antichi della letteratura italiana.

Usciti da Assisi sulla via del ritorno visitiamo anche la piccola città di Bettona arrampicata sul cocuzzolo di una montagna protetta da antiche mura, molto carina, e dove abbiamo consumato in un accogliente giardino il nostro pasto domenicale seguito da un buon caffè (finalmente).

Il rientro è stato tutto regolare e tranquillo con la solita e regolare coda all’uscita di Genova.

Tre giorni di sole, di pace, di raccoglimento e di gioia! Grazie Signore! Grazie san Francesco! E grazie Padre Andrea!

Al Sorriso Francescano di Coronata

Messaggeri di perfetta letizia, in ogni circostanza, si sforzino di portare agli altri la gioia e la speranza (Ammonizioni, 21 – Regola n.b. 7, 17)

… Non è facile!

Soprattutto se, inevitabilmente, si leggono i quotidiani o si ascoltano le notizie dei vari TG.

Nel fare informazione, infatti, sembra esserci una ricerca puntigliosa per raccontare brutti episodi di cronaca, probabilmente perché: più un fatto è orrido, più fa notizia, o audience!…

Ma non può essere così!

Se purtroppo è vero che stiamo precipitando in un’epoca di “scristianizzazione” e gli effetti si vedono e si sentono, tuttavia esistono tante realtà dove ancora si vivono i valori del Vangelo. Questo ovviamente non fa notizia ed allora, non si scrive… né si dice.

Ma i francescani hanno l’impegno di essere… “Messaggeri di perfetta letizia, in ogni circostanza…”

Sabato 7 febbraio u.s. siamo stati a Coronata, al Sorriso Francescano (Villa Piuma) ed abbiamo condiviso la notizia di questa stupenda esperienza: due sposi vivono il matrimonio portando l’amore di Cristo nella “casa famiglia” che gestiscono ormai da diversi anni.

Con molta semplicità hanno raccontato questa loro scelta di vita che permette ai bambini ospitati, di crescere in una vera famiglia.

Ciò che mi ha particolarmente sorpreso è la fede che anima questi due coniugi che si affidano quotidianamente alla Provvidenza, e da questa ottengono non una strada spianata, priva di difficoltà, ma forza e tenacia per risolvere ogni problema ed affrontare le diverse circostanze nel migliore dei modi.

In questa esperienza si vede proprio che, se ci si lascia guidare, Dio costruisce la storia assieme all’uomo. Ed i risultati non possono che essere stupendi…

Nel nostro vivere la promessa fatta nel giorno della “professione”, dobbiamo prendere esempio da questa realtà (ne esistono molte altre ma… “non fanno notizia!!”) e, sorretti dalla Provvidenza, mettere più “letizia” in tutto ciò che facciamo (vita in fraternità, servizio, preghiera…).

(Dammi fede retta, speranza certa)…  Chiediamo di essere sorretti dalla fede perché, se riusciamo a “fare la Sua volontà”, saremo “come albero piantato lungo corsi d’acqua, che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai; riusciranno tutte le (nostre) opere” [Salmo 1].

Grazie padre Andrea per la bella idea che hai avuto di portare la fraternità a condividere una storia di vita evangelica.